Vedrò. Qualcosa di buono.

Mi piace l’iniziatica “Vedrò”, pensatoio per 30-quarantenni, ideato da Enrico Letta, con la collaborazione di Giulia Buongiorno. 2 menti importanti che, sarebbe ora, diventassero grandi, assumendo incarichi di prima linea.

E mi è piaciuta la trasmissione di Antonello Piroso, in onda da Drò, in occasione del festival, sulla vicenda di Enzo Tortora. Ha ragione il direttore del TG La7 quando afferma che “si è ribaltata la presunzione di innocenza in presunzione di colpevolezza”. La storia di Enzo Tortora è un caso limite, ma l’uso deviato della carcerazione preventiva è un vizio ricorrente.

Piroso fa un giornalismo teatrale, ma sempre più vigoroso e intelligente. Qualche volta esagera, ma spesso va al cuore delle vicende che racconta. E qeusta è la cosa essenziale.

La giustizia va riformata. Bisogna garantire tempi brevi, senza limitare i poteri d’indagine dei p.m.

I quali, però, devono fare un uso più responsabile dei poteri restrittivi ( e fattualmente monistici) di cui godono. La separazione delle carriere non è una malvagità.

E, soprattutto, la presunzione d’innocenza fino a prova contraria va riaffermata. Nessuno può permettersi di vivere in una società che è pronta a puntarti l’indice addosso in base al primo sospetto. Quasi mai verificatoe e, forse, solo probabile.

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