Gatto nero, gatto bianco

Il vizietto d’immaginare un’ombra nera, il “regista occulto”, il magico e ineffabile pianificatore di tutto è l’attività preferita dagli italiani, dopo quella di immaginarsi ct della nazionale.

Marcinkus, Andreotti, Agnelli, Cuccia, Gelli. Sono stati accusati di tutto. Stragi e sconfitte della nazionale. Adesso, Sabrina Minardi, moglie di un ex componente della Banda della Magliana, sepolto nella Basilica di Sant’Apollinare a Roma (dato interessante), punta il dito contro l’arcivescovo statunitense ed ex presidente dello Ior, Paul Marcinkus, deceduto nel 2006. La donna sostiene che fu l’alto prelato ad organizzare il sequestro di Manuela Orlandi. In passato egli fu accusato molto verosimilmente del crack del Banco Ambrosiano e, il Vaticano, dopo una prima difesa, prese le distanze dal suo operato.

L’uomo non gode delle mie simpatie; non sembra affatto un ingenuo, ha una faccia da bastardo e il fatto che la Chiesa stessa lo mandò in “prepensionamento” alimenta i dubbi sulla sua innocenza.

Ora, non conosco assolutamente il grado di attendibilità delle dichiarazioni della Minardi, che risultano per lo meno tardive. Marcinkus appartiene comunque al novero di quei “grandi vecchi”, accusati di aver tenuto l’Italia per il collo per almeno 40 anni.

Se la Minardi ha ragione e dice il vero, ci troviamo dinanzi all’ennesimo mistero italiano, ubriacato da torbide pozzanghere affaristiche. Se la Minardi non dice il vero, ci troviamo dinanzi all’ennesima caccia “all’uomo nero”; all’ennesimo fumo che alimenta sospetti, che accusa, che gonfia, che crea il mito dell’implacabile regista occulto.

In ogni vicenda giudiziaria, comunque, ci si scorda della “presunzione di innocenza fino a prova contraria”. Basta un’accusa, due servizi al tg, e il mostro è pronto per essere massacrato.

Il “film Italia” è stato girato da molti registi occulti. Anime nere e ciniche. Ma ha avuto tanti comprimari muti e nudi. Tante voci compiacenti e conniventi. In molti hanno fatto finta di puntare il dito contro l’uomo nero, spacciandosi per “bianchi”. Salvo poi farci affari in segreto, prestandogli il fianco, subdolamente.

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