Impara l’arte

I musei newyorchesi sono ricchi di tutto, fuorche’ di arte americana (forse ancora troppo giovane per essere ostentata con fierezza). Il Moma ha le copertine di “Esquire” e le confezioni di “Tomato sauce” a testimonianza della creativita’ americana, dedita all’editoria e alla publicita’. E’ colmo di oggetti di design; i suoi piani alti, pero’, sono illuminati dai Matisse, Picasso e altri capolavori d’arte europea.

Così dicasi per il Guggenheim e per il Metropolitan. Del Moma e del Guggenheim si apprezza il contenitore, oltre che il contenuto. Mirabile architettura, vetrate e trasparenza per il primo, curve sinuose per il secondo.

L’arte negli USA è un prodotto. Da vendere e diffondere. I musei hanno caffetterie dove fare l’aperitivo e godere di ottimi panorami. A volte hanno aperture notturne e mostre diverse e accattivanti. “Andiamo a prendere un drink al museo”. Fanno di tutto per vendere il prodotto. L’arte in luoghi affascinanti, dove e’ possibile passare una piacevole serata. Molta gente va a visitare un “brand”, più che un museo. Gli store dei musei vendono oggetti e stampe per finanziare esposizioni e restauri. E questo fa solo del bene all’arte.

Perchè la Galleria Borghese, gli Uffizi e gli altri splendidi musei italiani sono così immobili? Perchè in Italia non si sperimenta? La legge Ronchey, già dal 1993, ha fatto qualcosa ma siamo ancora molto indietro. I musei non sono ancora considerati luoghi “cool”. Diffondere l’arte attraverso strade “insolite” non significa sminuirla. Costruire un’economia al fianco dell’arte, che la valorizzi e dia lavoro ai giovani, non è un insulto all’arte, ma un modo per farla rivivere.

Dovremmo essere, a volte, un po’ più mercanti e meno salamandre.

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5 commenti

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5 risposte a “Impara l’arte

  1. egidio

    non sono d’accordo..i musei non possono essere considerati luoghi dove poter andare a prendere un aperitivo..non è così che si valorizza l arte..noi sappiamo quanto vale..altrimenti (come gli americani)avremmo dovuto puntare sulla caffetteria per portare gente nei musei.cmq mariù
    secondo me un museo luogo ‘cool’ nonpuo esserlo.
    (e poi,se proprio vogliamo dirla,agli uffizi una caffetteria c’è..compreso panorama-palazzio vecchio-e giovani che lavorano a store,vigilanza e altro..)

  2. mario

    Secondo me un aumento dei servizi complementari all’arte puo’ aiutare a reperire fondi per restauri e quindi per aumentare l’offerta artistica. Secondo me, il nostro patrimonio artistico non ha nulla da invidiare a quello di nessun altro Paese, bisogna solo promuoverlo di piu’, anche attraverso metodi “mercantili”, che non sviliscono l’arte.
    Al Moma hai tutto lo spazio e il tempo per ammirare i capolavori esposti e ne’ il museo ne’ lo store turbano i visitatori. In Italia, come dici tu, si e’ iniziato a percorrere questa strada, ma c’è ancora molto da fare. E io vorrei che si corresse solo un po’ di piu’.

  3. Capo

    prima di leggere il commento di Egidio stavo per scrivere questo: Mariù, prova solo a pensare tutte le polemiche che si scatenerebbero se qualcuno rendesse pubblica la tua proposta…
    per certi versi Egidio ha ragione, e anche il sottoscritto quando è andato al Guggenheim e al Moma (purtroppo non sono andato al Metropolitan perchè quel giorno non mi sentivo bene) per un attimo c’è rimasto un pò male (un museo non è un bar), però è anche vero che evidentemente alla gente piace così, e dunque forse è il caso di adeguarsi? o preferiamo continuare così?
    ai poster l’ardua sentenza 😉

  4. Mariù perdona l’off topic, ma il tuo amichetto ha finito di piangere sulla tomba di Kennedy?

    No perchè qui ci sarebbe da lavorare!
    http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/politica/giustizia-1/salva-premier/salva-premier.html

    e lui pensa a moderare i toni…

  5. Giorgio

    Mario hai ragione…i soldi non arrivato dalla vendita del prodotto ma dall’indotto che questo genera…la curva di trend di un prodotto varia al variare dell’indotto….se non cambi il contenuto non serve cambiare il contenitore….

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