Il divo

“Le conseguenze del potere” (cosi’ voglio parafrasare “Il Divo”) e’ il secondo capolavoro di Paolo Sorrentino, dopo “Le conseguenza dell’Amore”.

Grottesco e vivido e’ il ritratto di Giulio Andreotti, offerto dal regista napoletano nel film vincitore di un premio all’ultimo festival di Cannes.

Andreotti fa l’agopuntura; Andreotti prende molte aspirine per scongiurare la sua eterna emicrania. Eterna come la sicurezza di se’, perennemente ostentata. Perenne come la sua perfida ironia, figlia di un’intelligenza di “un uomo di statura media, attorno al quale non si vedono giganti”.

Sorrentino colloca Andreotti dietro tutti gli scandali italiani. Lo vede dietro la morte di Sindona, di Pecorelli, di Falcone, di Calvi e tanti altri. Usa la figura dell’iporbole, ne accentua il rilievo; la sua ombra diventa onnivora. E’ regista ineffabile e freddo di tutta la vita politica italiana. Ne fa un simbolo. Simbolo di una bramosia di potere, talvolta accecante.

Non c’e’ da stupirsi se la storia di una repubblica ha delle pagine fosche, a volte bagnate di sangue. Chiunque abbia esercitato un potere duraturo si e’ avvalso del “male”, talvolta anche per fare del bene, pero’. Il potere pone chi lo usa davanti a scelte difficili, e ci sono circostanze in cui l’esercizio del potere valica la cortina di ferro della giustizia, per finire in un campo dominato dal male, suscitando sentimenti di riprovazione e condanna. La verita’ e’ che siamo tutti “mediamente peccatori” e non c’e’ una cesura netta fra buoni e cattivi; ognuno e’ il prodotto delle sue azioni.

La verita’ su Andreotti e’ in parte in una sentenza giudiziaria, che lo dichiara colpevole di associazione mafiosa, ma non punibile per intervenuta prescrizione del reato. L’altra parte della verita’ e’ rimessa al giudizio di tutti nella misura in cui le condotte di Andreotti hanno urtato il senso comune e individuale di giustizia. Ed e’ possibile giudicare grazie all’attivita’ dei giudici, di giornalisti coraggiosi e di registi talentuosi, come Sorrentino.

Sorrentino si conferma un maestro. Abile nell’usare linguaggio e immagini a volte surreali, grottesche, ma senz’altro efficaci. Andreotti ne viene fuori come il “papa nero”, come l’enigma, come una mente ferma e fervida, come “belzebu’ ” e come una persona della quale e’ senz’altro possibile essere migliori. E che incarna e accentua molti vizi e virtu’ dell’italianita’ diffusa.

P.S. Da sottolineare la partecipazione al film di Gabriele De Gennaro, mio amico e compaesano, come  “rotoscoper” (giovane e talentuoso assistente agli effetti speciali).

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3 commenti

Archiviato in Senza Categoria

3 risposte a “Il divo

  1. Rocco

    Conosco un amico di Andreotti……se vuoi possiamo arrivare al Divo………

  2. Capo

    Il potere logora chi non ce l’ha, Il Divo ci seppellirà tutti

    Scusate se uso questo spazio pubblico per fare una comunicazione privata a Mariuccio De Pizzo: avvocà, appena puoi fammi quel versamento e mandami la ricevuta dell’affitto di febbraio ché G. rompe ancora i….
    scusate non lo faccio più
    Au revoir
    Capo
    FORZA ROMANIA

  3. egidio

    e pensa che sorrentino ha anche dichiarato di aver utilizzato ‘immaginazione’ nella poduzione di questo film…

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