Nuovo mondo

A New York le etnie coabitano, coesistono, una al fianco dell’altra. Difficilmente le loro strade s’intrecciano, pero’, formandone una sola. Piu’ che d’integrazione, si parla di coesistenza.

Per accorgersene, basta una passeggiata per Chinatown o per Corona, un tempo avamposto italiano e ora casa degli Spanglish (i sudamericani).

Gruppi folti di gente che parla la stessa lingua, ha gli stessi tratti somatici e viene dallo stesso posto.

L’accesso al lavoro e’ facilissimo per le mansioni meno qualificate (muratori, camerieri etc.). C’e’ da dire che gli stipendi sono mediamente alti; di solito chi arriva, inizia con questi lavori, per mettere da parte un gruzzoletto da investire in un’attivita’ imprenditoriale. La burocrazia qui e’ blanda e chiunque voglia aprire un’attivita’ in proprio e’ incoraggiato. L’importante e’ che l’economia giri.

Chi fa i soldi, poi, viene rispettato. E si affranca dagli ambienti ristretti alla propria etnia. E’ la condizione sociale la chiave per l’integrazione. Anche se, per i lavori molto qualificati, le aziende preferiscono sempre personale Americano.

New York e’ una citta’ sicura. Ho camminato in lungo e in largo a tutte le ore per le strade di Manhattan e non mi sono sentito mai in pericolo. Non che non ci sia la criminalita’, anzi. Il tasso di delinquenza diminuisce quando crescono le opportunita’ di lavoro e la societa’ fa qualcosa per tirare fuori l’immigrato dall’isolamento.

Il modello Americano della coesistenza e’ trainato dall’economia. Un modello sociale d’integrazione, oltre ad offrire un posto di lavoro, offre corsi di lingua e copertura sociale e sanitaria agli immigrati. Tutto cio’ ha un costo che e’, pero’, inferiore ai costi sociali della delinquenza (processi, rimpatrio, reintegrazione del danno etc.)

Badanti, colf, braccianti, meccanici: ogni anno Confindustria e le organizzazioni produttive richiedono l’ingresso in Italia d’immigrati per coprire queste posizioni lavorative. Pare che gli italiani non vogliano piu’ occuparsene. Uomini e donne come noi si occupano dei nostri anziani, del nostro cibo, della nostra terra. L’immigrato non e’ l’uomo nero. E’ un uomo che sicuramente deve imparare a rispettare la legge italiana, ma e’ un uomo, come tutti, con precisi diritti e doveri.

Il lavoro e’ la politica di prevenzione piu’ efficace. Ma la via mediterranea all’integrazione passa anche dall’educazione del popolo italiano all’accoglienza e dalla fermezza verso gli immigrati per il rispetto della legge.

In poche parole: entri, ti do l’opportunita’ di lavorare, accedi ai servizi, ti faccio vedere che con quello che guadagni puoi permetterti una vita dignitosa, ma se sbagli, paghi e vai a casa.

Quindi, perche’ aumentino le pretese, devono aumentare anche i servizi. Gli stipendi devono essere onesti, gli affitti delle case accessibili. E la politica di sicurezza ferma, decisa.

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1 Commento

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Una risposta a “Nuovo mondo

  1. Capo

    sono totalmente d’accordo con te, faccio solo un piccolo appunto: hai scritto ogni hanno invece che ogni anno, e questa da un futuro premio Pulitzer non me l’haspettavo…

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