Woody Allen. “Citarsi addosso”.

Torniamo ad ospitare la rubrica letteraria di Drugo. Che ringraziamo per la preziosa collaborazione. Questa volta ci parla di “Citarsi addosso”, raccolta di racconti del mitico newyorker (ah, fra qualche giorno saremo concittadini) Woody Allen. Buona lettura

Voi non potete capire cosa sto provando ora….un misto di soggezione, euforia, timore reverenziale ed un principio di erezione, nel recensire lui…Sua Maestà, Sua Santità, Sua Eccellenza, Sua Divinità…Stewart Allen Konigsberg (molto più semplicemente…Woody Allen!)…applausi prego…inginocchiatevi erranti pusillanimi di fronte a Lui!!
Un attimo che mi ricompongo, però forse è arrivato il momento di fare outing (oppure “coming out”, ma come cazzo dobbiamo parlare d’ora in poi?): io amo Woody Allen! Di più io me lo scoperei! E’ il contromanifesto della sua generazione, è l’uomo che ha ribaltato ogni luogo comune sulla cultura ebraica, è l’uomo che ha sdoganato il tema della metropoli (ma avete idea di che cavolo sia lo skyline di Manhattan col sottofondo musicale del clarinetto sclerotico di Gershwin?), è l’uomo che ha trovato il modo più arguto, graffiante, profondo per farvi sbellicare dalle risate facendovi sentire addirittura intelligenti, l’uomo che ha fuso sesso e psicanalisi in un altoforno di assoluta leggerezza! Il libro di cui voglio parlarvi è una perla rara (mi dicono non sia più in pubblicazione, quindi io ce l’ho e voi no! Rosicate, nemmeno Marcello Dell’Utri ce l’ha!), si chiama “Citarsi addosso” ed è una raccolta di racconti che Allen ha pubblicato nel corso di alcuni anni su note riviste americane, più o meno patinate (Vanity Fair, Playboy, ecc…)e sono semplicemente meravigliosi. Dal “Falcone al malto”, parodia della detective-story in cui l’improbabile investigatore Kaiser Lupowitz deve sgominare un giro di signorine squillo che, in cambio di denaro parlano di letteratura e filosofia, a “Il lamento di Weinstein”, classico sberleffo dei luoghi comuni sull’ebreo medio, un uomo che per fare bella figura con una ragazza di estrema sinistra, si arruolò nell’Armata Rossa, che “a dodici anni aveva tradotto le poesie di T.S.Eliot in inglese dopo che dei vandali che assaltarono la biblioteca le tradussero in francese” (giù risate…), che aveva un’amante voracissima ma ignorante a cui “una volta regalò un libro sull’esistenzialismo, ma lei lò mangiò!!”. I racconti sono tutti godibilissimi e se non vi suscitano nulla, beh, prendete la strada di un bel consultorio gratuito…”Dovrei sposare W.? No, se non mi dirà le altre lettere del suo nome. E la sua carriera? come posso chiedere ad un essere così squisito di rinunciare al campionato di lotta libera nel fango?”…Ne volete un’altra?…L’ispettore Ford indagava sull’omicidio di mr.Wheel e interrogò il suo sguattero: “Dov’eri tu Yves?”, lui: “Ero in cucina a lavare i piatti!”, “Puoi provare il tuo alibi?”…e Yves tirò fuori dal portafoglio la schiuma…ne volete un’altra? Fatevele raccontare da lui che è molto meglio!!

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8 commenti

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8 risposte a “Woody Allen. “Citarsi addosso”.

  1. Drugo

    questo è un piccolo omaggio per Mariuccio che sta per sbarcare a New York!! Buon viaggio fratè!

  2. M.Grazia

    Questo libro è bellissimo. E le tue recensioni sono sempre interessanti.
    Ci vediamo presto giù.
    Baci.

  3. Capo

    de pì, non ho letto il post, commento solo per salutarti e per augurarti un buon viaggio e una favolosa permanenza negli States.
    un abbraccio da Capo & Raniero

  4. fabrizio

    non so chi tu sia ma , capitando qui per caso mi e’ piaciuto come tratti manhattan…ah ho letto tutto! stiamo perdendo i riferimenti culturali
    abbiamo perso il memorio la pappetta … ventesimo secolo(cit.Area)

  5. fabrizio

    solamente non era sclerotico il clarinetto, era giovanilmente colorito e dinamico quando esplode nel tema…

  6. fabrizio

    ah di Allen mi piaceva molto questa: “la societa’ delle formiche e’ la societa’ perfetta…se solo le loro femmine fossero piu’ carine”
    o anche “leda, meta’ donna e meta’ cigno, purtroppo pero’ nel senso della lunghezza”

  7. fabrizio

    adesso e’ un po’ frollato, il film girato a roma non mi e’ piaciuto molto, ha perso di cattiveria, probabilmente chi invecchia perde cattiveria…
    l’unica battuta alleniana bella mi e’ parsa “io lavoro sulla schiena” durante la visita al museo

  8. fabrizio

    mi colpi’ il fatto che la voce italiana di Allen si sia dissociata ( Oreste Lionello) quando Allen disse che non credeva in dio in una famosa intervista rai …e a lui che gliene fregava? il popolo mica sapeva che era lui il doppiatore… e chi lo sapeva e apprezzava allen non credeva in dio!

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