La confraternita dell’uva

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Torna la rubrica di Drugo. Questa settimana, “la confraternita dell’uva” di John Fante.

Eccoci dunque in compagnia di John Fante, il tardivo John Fante (nel senso di scoperto tardi), il dolce-amaro (dolce come le morbide atmosfere della west coast californiana e amaro, secco, crudo come potrebbe essere un qualunque paesaggio del Nevada, del Colorado, o della Basentana), l’italo-americano un pò bastardo. Questo romanzo parla di morte e di euforia (ok questa l’ho fregata a Vinicio Capossela), parla di un ubriacone molesto e della sua cricca di altrettanto ubriaconi italiani spiantati e colonizzatori, dignitosi e bestiali, truculenti ma romantici, del paese di zio Sam. Nick Molise è un muratore, un artista che ha costruito da solo mezza città, selvaggio, irrispettoso, testardo, un vero caprone abruzzese, un montone avvinazzato e scopatore, incapace di affetto sia nei confronti della moglie-geisha, sia verso i figli incapaci di eguagliarlo. L’unico suo amore è il fondo di bottiglia, il gargarozzo innaffiato, la sbornia con cui alleggeriva il peso della miseria, dell’irriconoscenza sociale, della voglia di rivalsa verso la vita, che se potesse, liquiderebbe con una solenne pisciata. Un Niagara di piscio e livore. Nick ha un figlio, Henry, che a differenza dei fratelli ha fatto fortuna: fa lo scrittore, ha una moglie perbene, vive a Hollywood e lavora anche per il cinema. Henry torna per un pò a casa perchè dopo l’ultimo litigio-sceneggiata gli anziani genitori avrebbero deciso di divorziare (non lo faranno mai ovviamente, siamo italiani in fondo!) e si ritrova a dover riaffrontare l’uomo che odiava, quel padre-tiranno che poi scoprirà di amare. Tutto ruota intorno al rapporto padre-figlio, a quella specie di ammirazione e repulsione che si prova verso il proprio genitore. Chi non ha mai avuto, anche solo per una volta, la voglia di tirare una sberla al proprio padre? Henry scopre, alla fine di una serie di peripezie, che quel bolso era invece il suo faro, che in realtà non è poi così diverso da lui. Anzi.

Questo libro dipinge anche un pezzo di vita degli italiani andati in America, quei cafoni che hanno costruito quel paese pur puzzando di vino, che le indigene trovavano così sexy, che in fondo volevano solo esser riconosciuti, apprezzati, elogiati, decantati coi propri vizi e le proprie virtù. John Fante è un figlio di italiani, con il dono di una penna sanguigna ma efficace.

Voto: 8 (perchè John Fante non si discute…si ama)

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3 commenti

Archiviato in Senza Categoria

3 risposte a “La confraternita dell’uva

  1. Capo

    sta per essere dato alle stampe e verrà pubblicato all’inizio di giugno il volume a cura di Tommaso Padoa Schioppa e Vincenzo Visco dal titolo “La confraternita dell’Iva”, editore Morano, prezzo 20%

  2. peppuzzo

    bella Capo!!!

  3. Adoro Fante, adoro il suo modo di esprimersi, così schietto e privo di fornzoli, quell’uomo riesce ad esprimere il senso dell’italiano, piccolo e frustrato.
    Ho appena finito di legger questo libro, ho letto tutti i libri di Fante.Anch’io ho scoperto Fante tardi, ma ho recuperato il tempo perduto.
    Buon lunedì

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