Vedi Napoli e non muori

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Gino è un posteggiatore di Maiori. Non un abusivo. Con regolare concessione, gestisce un’area pubblica a pochi passi da uno dei mari più belli d’Italia, nel cuore della costiera amalfitana.

Alle 13 chiude tutto e va a mangiare. Nonostante il parcheggio sia stracolmo. Nonostante qualcuno possa avere bisogno della propria auto per qualsiasi evenienza. Ma è il giorno di pasquetta e, come ci dice, il pizzaiolo del ristorante di fianco al parcheggio, “pur isso adda mangià”.

Non c’è un rifiuto per strada. Ma il terrorismo psicologico sulla “monnezza” e il maltempo fa sì che non ci siano code di turisti ad affollare la costiera.

Il panorama è incantevole, il clima sembra addrizzarsi e la giornata piacevole. Fa freddo e questi borghi sono fantastici. Case decadenti davanti al porto, terrazzamenti sulle montagne con limoni enormi. Gente allegra. Tutto è aperto: ristoranti, bar e locali.

Sembra di stare fuori dal tempo. Le presenze turistiche sono calate tantissimo, però. La monnezza è da tutt’altra parte, ma è Campania, baby! tutto è ormasi marchiato a fuoco.
La televisione ha amplificato tutto. Chi si sente ricoperto da tonnellate di merda campana arrivata nella sua regione, perchè dovrebbe venire qui?

E la mozzarella con la diossina? E i rifiuti per strada? Perchè un turista dovrebbe fare zig zag fra strade piene di ecoballe, per venir fin qui?

Ma dove, ma de che!

Non funziona tutto. I servizi potrebbero essere migliori, le strade più scorrevoli. Ma le sensazioni che questa terra offre sono uniche.

Ma è giusto che una comunicazione bastarda uccida pure le uniche carte che una terra distesa e vogliosa di riscatto puà ancora giocarsi?

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2 commenti

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2 risposte a “Vedi Napoli e non muori

  1. Capo

    sì, è giustissimo. ci meritiamo tutto questo, compreso il blocco delle importazioni di mozzarella di bufala campana (di cui io sono un grande consumatore, più o meno come mario con la cioccolata) da parte della Cina e del Giappone.
    io il passaporto l’ho rinnovato….

  2. Viola Pat

    Certo che è giusto. La Campania, mia regione, ha bisogno di avere delle regole certe, di essere amministrata correttamente. C’è bisogno di educare i campani alla legalità e fargli capire che c’è uno stato corretto che li aiuta in modo legale e non tramite piaceri, favori o scambi di voti. Finché nella mia regione regna l’anarchia, il “fatti i fatti tuoi che campi cent’anni”, il non voler sapere quello che accade nella strada sotto casa. Finché i campani pensano da camorristi.
    Non c’è futuro.
    Come potrebbe esserci, dopotutto, in una terra tanto malamente sfruttata e avvelenata? Dove le persone, incoscienti, muoiono di tumore come secoli fa si moriva di peste?
    La Campania ha ancora angoli meravigliosi, ma ringrazio la televisione, che per motivi sbagliati ha comunque fatto capire che posto è. Il marcio che da 30 anni c’è sotto. Quanta pena, quanto orrore, quanta solitudine, pensando alla mia terra.

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