40 e sentirli

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40 anni fa era il ’68. “L’Europeo” esce con un numero speciale, con articoli e foto dell’epoca, per riproporne tutto il fascino.

Com’è l’Italia del ’68? Un Paese che cambia in fretta. Un Paese laborioso e sobrio che ha appena vissuto un boom economico inaspettato. Ancora timido e un po’ oppressivo; chiuso, ma non intaccato da un consumismo sfrenato.

Famiglie divise; se padri e madri avevano aspirato a un posto fisso e alla tranquillità economica, nel ’68 si comincia a parlare di libertà sessuale, si ripudia il matrimonio, la carriera e la vita tranquilla. I giovani chiedono di poter scegliere e rifiutano una vita preconfezionata. Si fa “movimento”, col passaparola, con le chiacchierate in piazza, nelle università.

E’ un’altra Italia quella del ’68, però i giovani hanno speranza. Il numero dell’Europeo è eccezionale; potete trovarvi anche la verve di Oriana Fallaci, in una corrispondenza da Saigon.

E noi che facciamo? Noi giovani – oggi – sembriamo imbottiti di sonno e rassegnazione.

La nostra allegria, la nostra voglia di vivere, perchè non sappiamo impiegarla per riprenderci il futuro?

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2 commenti

Archiviato in Senza Categoria

2 risposte a “40 e sentirli

  1. peppuzzo

    Altro tema interessante e complicato, anche perchè è enormemente difficile cercare di capire qual è stata l’eredità del ’68. Forse il problema (teorico) è che si isola spesso quell’anno, quel periodo, dal contesto storico di prima e di poi. Hegel direbbe che la generazione precedente al ’68 rappresentava la “conservazione”, al contrario i sessantottini (sostanzialmente buona parte dei nostri genitori) rappresentavano la “rivoluzione” e noi, che dovremmo essere la sintesi di ciò che è stato rappresentiamo la “stasi”. Siamo “imbottiti di sonno e di rassegnazione”, perchè il mondo è talmente cambiato e velocizzato che aneliamo alla sicurezza dei nostri nonni e allo stesso tempo alla necessità di trovare una vita “non preconfezionata” e non riusciamo ad appartenere nè al primo nè al secondo schieramento. Non mancano le potenzialità, non manca la possibilità di fare meglio, manca la speranza e la motivazione, fondamentali per raggiungere un obiettivo. Disponiamo di mezzi che i nostri genitori non avevano, possiamo comunicare e intessere relazioni in ogni angolo della terra, però nonostante tutto la nostra generazione non decolla…ancora! Io credo che non ci sarà mai un’ “età dell’oro”, perchè ogni fenomeno ha il suo cancro, l’altra faccia oscura della medaglia, la sua degenerazione, (sarò relativista ma fino a quando di ogni cosa si può predicare il suo contrario, ci mancherà sempre la terra sotto i piedi) però si può sempre far meglio. Vedremo…

  2. Capo

    perchè dobbiamo svegliarci dal letargo in cui siamo caduti appena nati

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