Stand for change

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Barak Obama sorprende. Un senatore nero sbucato dal nulla riesce ad entusiasmare folle e osservatori mondiali. E’ un oratore straordinario, ma colpisce anche per concretezza. Se la gioca con una donna, Hillary, che purtroppo è facilmente assimilabile al passato. Troppo ingombrante la presenza del marito, indimenticabile per le cose straordinarie (e non) fatte da presidente. E comunque, negli USA, c’è un grande vento di cambiamento. I partiti sono solo dei “comitati elettorali”, ma riescono a catalizzare attenzioni ed entusiasmi. Non hanno una struttura solida e, quindi, sono facilmente “scalabili” da un senatore nero dell’Illinois.

Good luck, Obama! Ma anche se vincesse Hillary, sarebbe una buona notizia.

Sarkozy si scontra con i taxisti, che anche in Francia si oppongono alle liberalizzazioni. E comunque sta provando a realizzare le proposte elaborate da 300 studiosi di tutto il mondo per “rivoltare la Francia come un calzino”.

Zapatero è pronto a ricandidarsi. E’ giovane, la Spagna è in un buon momento, ma la contesa è aperta.

E da noi? Chi non vuole una legge elettorale seria, corre il rischio di subire una rimonta e di non aver abbastanza seggi e fiato per governare. Ma si sa, è solo affetto da bramosia di potere.

Chi invece può stupirci è solo il “giovane Walter”. Può realizzare davvero una “ropture”. Scegliere gente nuova, lanciare messaggi forti e precisi. Programmi chiari. Può creare un contenitore serio, svecchiare la classe politica che lo attornia. Sa comunicare bene, sa quando parlare e quando no. Non ha nulla da perdere, proprio perchè è quasi certo che perda. 3 under 30 scrivono i discorsi di Obama. Chissà, se Walter si fidasse dei giovani…

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4 commenti

Archiviato in Senza Categoria

4 risposte a “Stand for change

  1. peppuzzo

    Rimango sempre affascinato dalle grandi contraddizioni che segnano la cultura americana ed il suo mainstream politico. E’ un paese che nonostante tutto può insegnarci molto in termini, non solo di meccanismi, ma anche di spirito, in materia di democrazia (sempre più o meno) diretta. Basta guardar al confronto che c’è stato tra Barack Obama e Hillary Clinton al Kodak Theatre di L.A.: civile ma appassionato, rispettoso ma con vigore, potremmo mai aspettarci un confronto del genere in Italia? Perchè in Italia il confronto politico deve essere violento, aspro, rancoroso e soprattutto guidato esclusivamente dal mero opportunismo politico? Perchè in Italia il confronto tra leader politici, in genere contrapposti, deve svilupparsi su una linea moralmente “omicida” (della serie “se potessi farti a pezzi”, cioè tendente alla denigrazione, quindi all’annullamento dell’interlocutore)? Il tutto ovviamente a discapito di ciò che credo conti davvero…le argomentazioni, il ragionamento, le finalità. Devo ridurmi a dare una risposta lombrosiana? L’italiano non sa affrontare i problemi e la politica senza dover ricorrere alla violenza (verbale come minimo)? Continuo ad interrogarmi…

  2. Capo

    già, SE Walter si fidasse dei giovani

  3. Personalmente, e dico personalmente, mi accontenterei di avere personalità del calibro del cane di Hillary e del canarino di Obama, che si possano contendere la presidenza del consiglio in italia (mai così minuscola).

    Mariù s n’ema jì

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