Spingendo il futuro più in là.

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L’altro giorno ho conosciuto Francesca, una ragazza di 29 anni, di Taranto. Vive a Bologna. E’ laureata in scienze della comunicazione (vecchio ordinamento) e lavora in un’agenzia che si occupa di organizzazione di fiere ed eventi. Lavora 8 ore al giorno. Ha un contratto a progetto e il suo “stipendio” è di 600 € al mese. Le hanno detto “aspetta, siamo solo all’inizio, per un anno ti dovrai accontentare”. Francesca è una ragazza allegra, dinamica. Ha vissuto e lavorato per 3 anni a Londra. Al suo arrivo nella capitale inglese, il job center le ha staccato un assegno affinchè prendesse una casa in affitto, si potesse sostenere e frequentasse un corso di lingua. Si chiama Welfare state.

A Londra, Francesca ha fatto diversi lavori. Ad un certo punto ha deciso di tornare in Italia: perchè è la sua terra e perchè voleva pensare al futuro. E questo, dopo qualche mese di stage del tutto gratuito, è quello che ha trovato. Non dispera, però. Nonostante 300 euro d’affitto da pagare per una camera singola, nonostante da quando lavori il suo tenore di vita non sia cambiato. Nonostante tutto ciò potrebbe sembrare catastrofico, Francesca sorride. Ha il sorriso di una generazione che può farcela. Francesca ha vissuto realtà diverse. Ha conosciuto l’efficienza britannica e non riesce a comprendere l’immobilismo italiano.

Non voglio fare il solito piagnisteo sul precariato. Polemica antica, ma realtà immutata. La riflessione che vi offro è questa: perchè altrove, non molto lontano (a un’ora sola di volo a 19 € con easy jet) i problemi si risolvono e qui da noi nemmeno si considerano? Cosa c’è che non va nel nostro modo di essere nazione?

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4 commenti

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4 risposte a “Spingendo il futuro più in là.

  1. Peppuzzo

    Cazzo che domanda? PEchè nel nostro paese le cose non vanno? Forse è stato più semplice per Anselmo d’Aosta fornici le prove sull’esistenza di Dio…rimane il fatto che è limitativo dare la colpa ai governi, perchè anche alternandosi non vedo rovesciamenti immediati della situazione economica e affini. C’è però alla base una grosso, enorme, divario culturale tra le culture e i modi di concepire l’assistenzialismo (termine che ormai ha acquisito un’accezione negativa quanto dovrebbe poter essere il contrario) tra l’Italia e i paesi del Nord Europa. Troppo semplice bollare la situazione in termini di civiltà-nord inciviltà-sud. Davvero troppo semplice anche se quel tipo di standard nn lo avremo facilmente. Io però vedo con favore (e i prezzi bassi per un biglietto aereo ne è la dimostrazione) la possibilità di collegamenti con la Gran Bretagna e il Nord Europa in genere, la possibilità anche di formarsi per un pò i nquei posti e travasare la propria esperienza da noi. Francesca, ma anche io, tu Mariuccio e tutti noi forse saremo una generazione ponte per i nostri figli, che forse capitalizzeranno al meglio quanto di buono fa parte della nostra epoca. I have a dream!

  2. Giuseppe Blotti

    Bravo Mario bella storia…ma non credi dovessi conoscere questa Francesca per capire il problema del lavoro in Italia!!!
    In ogni caso,secondo me,il problema in Italia è che NESSUNO LAVORA E TUTTI FANNO GLI INTELLETTUALI!!!!!!
    A PAROLE SIETE TUTTI BRAVI,ma vorrei vedere a quanti va di lavorare…..

  3. egidio

    caro mario io penso che la ‘maggior parte’ delle colpe(perche da una parte ha ragione blotti) siano da addossare a quella gente che comanda e che da troppo tempo non conduce una politica UNITA volta a soddisfare le esigenze di un paese sempre più in crisi..la crescita sociale potrà aversi sfruttando un mezzo che è motore di tutti i paesi:la gente.ABBIAMO BISOGNO DI MIGLIORI POLITICHE!!!!

  4. loretta

    “Conniventi”. Ecco la risposta.
    Da http://www.etimo.it: CONNIVENTE: “Che tacitamente e in modo da non parere consente a cosa non buona.”
    Ecco quello che facciamo tutti i giorni. Ormai da tempo.
    Ecco quello che il sorriso di Francesca, il mio e quello di altri 1000 come noi (chenonarriviamoafinemese e forsemaiciarriveremo) cela.
    Non basta sorridere. Non basta sollevare il problema. Non basta discuterne. E purtroppo non basta neanche farsi forieri di valide esperienze da “travasare”…
    Ci sono cose che dovrebbero esser nostre, che ci spettano, che ci hanno insegnato ad apprezzare sin da bambini…Ma in fondo non le vogliamo veramente. Altrimenti le strapperemmo con le unghia. E non staremmo a parlarne “virtualmente”.
    “FATTI NON PUGNETTE” (perdonate la volgarotta citazione zelighiana)

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