Alla fine, questa crisi finanziaria passerà, ma chi l’ha provocata resterà al suo posto. Oppure, uscirà di scena con l’onore di qualche sontuosa stock option. Qualsiasi cosa succeda, in Italia si stenta sempre ad individuare il responsabile.
Le banche siedono in tutti i cda delle più grandi imprese. Reinvestono gli utili del credito alle famiglie non nel credito alle imprese, ma nella gestione diretta – tramite partecipazioni in pacchetti azionari – di aziende. Un’anomalia, un conflitto d’interesse palese. Dovuto anche alla debolezza del nostro sistema capitalistico. A volte queste parternship imprenditoriali non rendono. I conti correnti italiani sono i più costosi d’europa, così come i mutui sulle case. Se le cose vanno bene i cittadini – come clienti delle banche – danno loro più del dovuto. Se le cose vanno male e le banche usufruiscono di aiuti statali, i cittadini – come contribuenti – danno alle banche più del dovuto.
Alessandro Profumo – ceo di Unicredit – è un manager celebrato. Ha comprato isituti di credito in tutt’Europa, esponendo molto la sua banca. Ora è in difficoltà; alla fine della mareggiata, dopo che magari Unicredit avrà usufrutito di qualche fondo pubblico, resterà al suo posto. Indicherà le prossime scelte di “piazza Cordusio”, nominerà nuovi suoi rappresentanti nei più disparati c.d.a. dell’impresa e della finanza italiana.
Insomma, questa classe dirigente attutisce il colpo, abbassa il profilo ma, qualsiasi cosa succeda, resta a galla.









